La marcatura CE degli occhiali da sole e la nota informativa in italiano
Per la legge europea un paio di occhiali da sole è un dispositivo di protezione individuale. Questa pagina legge gli articoli del regolamento che lo riguardano e li confronta con quello che arriva, di solito, in un pacco dalla Cina. Non è un parere legale: è una lettura del testo, con la data in cui l’abbiamo fatta.
La marcatura CE degli occhiali da sole come dispositivo di protezione
Il regolamento (UE) 2016/425 sui dispositivi di protezione individuale si applica dal 21 aprile 2018 e ha preso il posto della vecchia direttiva 89/686/CEE. Definisce come dispositivo di protezione qualsiasi oggetto progettato per essere indossato da una persona per proteggersi da uno o più rischi per la salute o la sicurezza.
L’allegato I divide questi dispositivi in tre categorie di rischio. La prima comprende soltanto rischi minimi, e fra questi c’è proprio il danno agli occhi causato dalla luce del sole. Gli occhiali da sole per uso generale stanno quindi nella categoria I, insieme ai dispositivi contro piccole lesioni meccaniche superficiali o contro condizioni atmosferiche non estreme.
La categoria conta perché decide chi verifica. Per la I basta il fabbricante; per la II e la III interviene un organismo notificato, cioè un ente terzo designato dagli Stati membri. È la ragione per cui un paio di occhiali da sole e un’imbracatura anticaduta, entrambi dispositivi di protezione, arrivano sul mercato con percorsi molto diversi.
d) lesioni oculari dovute all’esposizione alla luce del sole (diverse dalle lesioni dovute all’osservazione del sole);
Categoria I: il fabbricante verifica da sé
Per la categoria I l’articolo 19 prevede la procedura più leggera, il «controllo interno della produzione» (modulo A dell’allegato IV): il fabbricante verifica da solo che il prodotto rispetti i requisiti, redige la documentazione tecnica e la dichiarazione di conformità UE, poi appone la marcatura CE.
Per questo sugli occhiali da sole il CE compare da solo, senza il numero di un organismo notificato: l’articolo 17 chiede quel numero soltanto per la categoria III. Lo stesso articolo chiede che la marcatura sia apposta sul dispositivo in modo visibile, leggibile e indelebile, e che finisca sull’imballaggio o sui documenti solo quando sul prodotto non è possibile.
In pratica, un CE stampato in modo fermo sull’asta è il formato che ti aspetti; un adesivo sulla lente che si stacca con il dito non corrisponde a «indelebile».

La marcatura CE è apposta sul DPI in modo visibile, leggibile e indelebile. Se ciò fosse impossibile o ingiustificato a causa della natura del DPI, la marcatura CE è apposta sull’imballaggio o sui documenti di accompagnamento del DPI.
Che cosa deve dire la nota informativa
Ogni dispositivo deve essere accompagnato dalle istruzioni e informazioni elencate al punto 1.4 dell’allegato II, scritte nella lingua stabilita dallo Stato in cui arriva (articolo 8, paragrafo 7). Per un paio venduto in Italia significa una nota in italiano.
Il punto 1.4 chiede, fra l’altro, il nome e l’indirizzo del fabbricante, le istruzioni di uso, pulizia e manutenzione, le prestazioni registrate nelle prove, le classi di protezione adatte ai diversi livelli di rischio con i limiti di utilizzo, il significato delle marcature, il rischio da cui il dispositivo protegge, i riferimenti alle norme armonizzate usate con la loro data e l’indirizzo internet della dichiarazione di conformità.
Tradotto per gli occhiali da sole: la categoria del filtro, il tipo di filtro e avvertenze come «non adatto alla guida» per la categoria 4 sono informazioni che in Europa devono arrivarti insieme al paio. Nei pacchi dalla Cina spesso arriva solo un panno e una bustina.
Le istruzioni fornite obbligatoriamente dal fabbricante con i DPI devono recare, oltre al nome e all’indirizzo del fabbricante, ogni informazione utile concernente: […] d) se del caso, le classi di protezione adeguate a diversi livelli di rischio e i corrispondenti limiti di utilizzo;
Nome e indirizzo: fabbricante e importatore
Il regolamento chiede al fabbricante di indicare sul dispositivo, o se non si può sull’imballaggio o in un documento di accompagnamento, il proprio nome, la denominazione commerciale o il marchio registrato e un indirizzo postale (articolo 8, paragrafo 6), oltre a un numero di tipo, di lotto o di serie che permetta di identificarlo (paragrafo 5). L’importatore, cioè chi è stabilito nell’Unione e immette sul mercato europeo dispositivi fabbricati fuori, deve aggiungere i propri dati e controllare che il fabbricante abbia fatto la sua parte (articolo 10).
Un paio comprato da te tramite un agente, da un negozio cinese, di solito non passa da nessun importatore europeo. Chi ne risponda in un acquisto a distanza di questo tipo è una questione giuridica che qui non affrontiamo; in pratica, però, nessuno in Europa ha controllato quel paio prima che arrivasse a te. Ecco perché la marcatura va letta come una dichiarazione del fabbricante, non come una garanzia verificata.
Leggere la stampa CE su un paio arrivato dalla Cina
Quando il pacco arriva, o quando chiedi una foto di dettaglio all’agente, queste sono le cose da cercare sulla montatura e nella confezione:
- la sigla CE stampata o incisa sulla montatura, non un adesivo;
- un codice di modello, di lotto o di serie, di solito sull’asta;
- il nome o il marchio del fabbricante e un indirizzo, sull’asta, sulla scatola o sul foglietto;
- la categoria del filtro, spesso come «CAT.» seguito da una cifra;
- un foglietto in italiano con usi e limiti, compreso l’eventuale divieto di guida.
Se mancano quasi tutti, non vuol dire che la lente sia inadatta: vuol dire che non hai modo di saperlo dalle carte. Se invece trovi tutto, hai almeno un nome e un indirizzo a cui chiedere conto di quello che è scritto.

Il regolamento lo trovi su EUR-Lex, testo italiano del regolamento (UE) 2016/425, che abbiamo letto il 19 ottobre 2026. Quanto scritto qui riassume il testo e non sostituisce il parere di un professionista.
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